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Articoli

Alla luce dell’esito delle elezioni americane il libro di cui parlerò, “Paranoie” di Fabrizio Gambini, risulta estremamente attuale. La vittoria di Trump non è forse dovuta anche alla paranoia sociale infiltrante, contagiosa, diffusa e che lui ha sollecitato? A cui ha promesso soddisfazione e rimedi adeguati in una specie di elogio della razza, americana e bianca. Chi mi legge giudicherà dal seguito se ho torto o ragione.

La psicoanalisi può confondersi con la sociologia? Gli strumenti di lettura che Lacan ci ha lasciato per leggere il sociale sono spesso a rischio di contaminazione. Anche l’aforisma “L’inconscio, è il sociale” con cui ho chiamato questo blog, si presta all’accostamento tra sociologia e psicoanalisi. Tuttavia la psicoanalisi non è una sociologia perché è una scienza del singolo, del soggetto che costruisce il suo particolare discorso estraendo i significanti dalla lingua in cui è allevato e con cui dà corpo al suo mondo.

Un elemento di continuità nella storia del femminismo è stato il rivendicare il diritto di decidere del proprio corpo.

Anche la PMA (Procreazione medicalmente assistita) e le battaglie per la sua liberalizzazione hanno sempre avuto questo diritto sullo sfondo. La tecno-medicina, dal canto suo, ha permesso, per quanto poteva, di realizzarlo: dall'aborto al diritto al bambino in caso di sterilità. Sembrerebbe perciò che le donne e la tecno-medicina siano alleate.

La manipolazione del materiale genetico umano non sconcerta più come qualche decennio fa. I vantaggi che ne ricaviamo in termini di cura delle malattie e di promessa di longevità mettono a tacere dubbi e domande. Quando si tratta di procreazione, però, in alcuni paesi, come nel nostro, la giurisprudenza è prudente: in Italia la legge 40 permette solo l’inseminazione omologa. Basta fare un salto Oltralpe, comunque, per risolvere situazioni più complesse. Se poi non si tratta solo d’infertilità, maschile o femminile, si va negli States, oppure in India, dove tutto è permesso.

Il modello sociale cui facciamo riferimento oggi non è più piramidale, il nostro modo di vivere insieme rinvia piuttosto alla figura della rete. Alla verticalità del mondo di ieri si è sostituita l’orizzontalità del mondo attuale.

Sono andata ai funerali di Umberto Eco per onorare un debito di penna: anni fa aveva messo a fuoco una questione spinosa su cui era stato scritto molto ma niente che mi sembrasse convincente. Mi riferisco al caso di Eluana Englaro, la giovane donna rimasta in coma vegetativo diciassette anni e tenuta in vita con l’alimentazione artificiale. Il padre, che si era a lungo battuto per il suo ” diritto ” alla morte, alla fine aveva ottenuto che la si lasciasse morire.

Montesanto è un quartiere al centro della Napoli antica. Nel suo cuore, in fondo alle discese ripide dei Quartieri Spagnoli, c’é la piazzetta omonima da cui si diramano a raggiera una serie di strade e stradine di cui una, in discesa, punta diritta su Spaccanapoli. Qui c’è il capolinea della Cumana e quello della funicolare che si arrampica fino al Vomero.

Da poche settimane è nelle sale The lobster, L’aragosta, del regista greco Lanthimos. All’incrocio tra la fantascienza e il fantastico, l’horror e il grottesco, il film è difficile da sintetizzare, si presta a più livelli di lettura, ha suscitato reazioni controverse.

Impagabile Blob, la trasmissione di Rai Tre che va in onda quando in genere siamo a tavola o solo un attimo prima. A quell’ora, protetti dalle mura domestiche, e con le difese abbassate, ci lasciamo toccare più facilmente da ciò che non va nel mondo. Enrico Ghezzi, che Blob l’ha inventato, da qualche decennio ci costringe a guardare ciò che abbiamo già visto in TV e che abbiamo tralasciato, cancellato, dimenticato. Più esattamente: che abbiamo rimosso.