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LACAN TRENT'ANNI - la clinica, la teoria, la cultura, il sociale

Introduzione di Ferruccio Capelli

L'incontro di questa sera si intitola “Lacan trent'anni la clinica, la teoria, la cultura, il sociale”. Perché un incontro a trent'anni dalla morte di Lacan? Ovviamente la risposta delle due associazioni di psicanalisti che hanno promosso quest'incontro mi sembra semplice e ovvia. Le due associazioni lacaniane lavorano dentro il solco dell'elaborazione, del pensiero, della pratica lacaniana. Sono esplicitamente impegnate a far vivere nella clinica e nella teoria l'insegnamento di Lacan.

Perché la “Casa della Cultura” ha ritenuto giusto impegnarsi con le due associazioni a promuovere quest'incontro? Perché a distanza di trent'anni lo riteniamo necessario questo?

La risposta di fondo è secondo me questa: in realtà Lacan è ormai diventato un classico del novecento. Due anni fa in un ciclo di conferenze che si svolse in “Casa della cultura” dedicato ai classici del Novecento avevamo volutamente dedicato uno degli incontri a Lacan1, accanto a Husserl, Derrida e altri grandi nomi del Novecento. In effetti ci sono tutte le ragioni per considerare Lacan come uno dei grandi classici che ha impresso un'impronta profonda nel pensiero della seconda parte del Novecento.

Penso che sia difficile compiere un bilancio completo della cultura del Novecento, almeno per quanto riguarda l'Europa, senza incrociare il pensiero di Lacan e gli effetti che questo ha avuto. Ciò vale per quanto riguarda il segno profondo che ha lasciato sulla psicanalisi. Nel testo molto bello che accompagna l'invito è stata usata un'espressione molto forte, cioè che Lacan “ha ridisegnato il territorio della psicanalisi”. Si legge ancora che la psicanalisi ha avuto gli influssi molto forti sull'insieme della cultura del Novecento perché “la psicanalisi è un contrassegno del mondo contemporaneo”.

Si tratta di ragionare sul perché, sul come Lacan sia diventato un classico del Novecento. Quello che posso dire deriva da un'esperienza personale. Da anni mi sono reso conto che per mettere a fuoco alcune tendenze generali della nostra società e cambiamenti che la coinvolgono sono costretto a ricorrere ad alcune categorie lacaniane: rivolgersi ad esempio al rapporto tra jouissance e desiderio come elaborato da Lacan. Oppure cercare di utilizzare una categoria di cui in questi tempi si sta parlando molto, quella relativa alla funzione del padre e della crisi della funzione del padre. Ancora: il ruolo del grande Altro e il problema connesso alla sua scomparsa. Sono categorie che arrivano nella cultura del tardo Novecento attraverso il pensiero di Lacan e sono categorie che si stanno rivelando molto potenti, come strumenti interpretativi di processi profondi che stanno avvenendo nella nostra società e che ci permettono di mettere a fuoco alcuni dei grandi nodi della nostra vita. In effetti Lacan è entrato nella cultura come un classico ed è per questo che ritengo siano importanti occasioni come questa per strutturare una riflessione sul senso e il rapporto fra l'elaborazione di Lacan e l'insieme dei processi culturali.

Aggiungo solo due considerazioni prima di dar la parola a chi ha organizzato questo convegno, sulle quali ho avuto modo di riflettere. C'è una cosa che mi ha sempre sorpreso moltissimo. Anche se è un autore relativamente recente, Lacan ha già avuto il trattamento tipico dei classici, cioè quello di provocare letture diverse fra di loro. Penso che sarebbe già possibile incominciare a ragionare su una storia della ricezione di Lacan in Italia. Ci troveremmo di fronte ad alcune sorprese; il fatto che sia stato compreso progressivamente in un modo molto diverso.

Sono sempre sorpreso dalla profonda differenza di come Lacan è arrivato da noi negli anni settanta e quello che invece sta emergendo nella discussione di oggi.

A parte vicende contingenti assolutamente secondarie come il fatto che Lacan sia arrivato a Milano tramite Verdiglione; li consideriamo piccoli incedenti casuali privi di rilevanza. A me interessa cogliere qualcosa di più profondo.

Lo ricordo molto bene: Lacan verso la metà degli anni settanta venne presentato e vissuto in Italia come il teorico della liberazione dai bisogni e della liberazione del desiderio. Oggi dal modo in cui si sta strutturando il dibattito, ci appare un Lacan profondamente diverso che ci aiuta a capire la difficoltà del desiderio in una società dominata dalla jouissance. Capite la chiave interpretativa profondamente diversa. Letture molto diverse sviluppate in un periodo relativamente breve che ci costringono a ragionare su Lacan come un classico che nella sua complessità ci stimola e ci costringe a leggerlo in vari modi.

Infine un'ultima osservazione: i classici siamo abituati a leggerli, i classici si leggono ma Lacan é un classico che non è di facile lettura. Penso che una persona di cultura media abbia nella sua biblioteca le opere di Freud, le abbia lette, si misuri con le opere di Freud. È molto più complicato con Lacan.

Confesso di aver letto molti lacaniani ma ho qualche difficoltà a entrare dentro il testo di Lacan. C'è un problema di lettura del testo di Lacan. Si fa riferimento in modo molto simpatico anche nella nota introduttiva che accompagna l'invito alla conferenza di stasera. Con qualche eufemismo parla di lettura difficile di Lacan. In realtà il testo di Lacan si presenta come molto complesso. Posso dire che è un motivo in più che ci costringe a valorizzare momenti di discussione che ci aiutino a penetrare dentro il testo, ad interpretarlo, a leggerlo e quindi ad essere in grado di farlo vivere più profondamente nel nostro lavoro.

Non aggiungo altro, era solo per dire quanto e per quali ragioni ritengo importante questo lavoro. Adesso possiamo entrare nel merito con chi ha organizzato questo convegno, cioè Marisa Fiumanò e Marco Focchi.

Trascrizione di Paolo Scarano – Testo non rivisto dall'autore

 

1“Tempo di classici: il secondo novecento”. Conferenza tenuta da Charles Melman il 28 Ottobre 2009 in “Casa della cultura” a Milano.