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LA PSICOANALISI AL FILTRO DI LACAN

di Marisa Fiumanò

Proponiamo un articolo della dott.ssa Fiumanò scritto in occasione dell'uscita dell’edizione italiana del Dizionario di psicanalisi, firmato da Roland Chemama e Bernard Vandermesch per la cura del Laboratorio Freudiano. È il risultato di un lavoro di équipe che ha coinvolto una sessantina di collaboratori, dando luogo a una introduzione accessibile ai concetti di Lacan.

Nel settimo dei suoi seminari, dedicato al transfert, Lacan esplora con passione il Simposio di Platone per trovare nella posizione di Socrate il modello di quella dell’analista. Socrate, ci dice, è animato più di ogni altra cosa da "un desiderio di sapere infinito" che si origina nel punto vuoto, cieco del suo essere; un sapere non saturabile e sospinto da una mancanza centrale. Il sapere della psicanalisi ha questa origine e questa struttura. Come è possibile allora costruire un dizionario di questo sapere così anomalo, decentrato, mancante per definizione? E in base a quali criteri e con quale impianto?

Intorno a questa difficile domanda, e per volontà di Lacan ancora vivo, all’interno dell’Ecole freudienne de Paris si era costituito un gruppo di lavoro, detto appunto "del dizionario", sotto la responsabilità di Charles Melman. Il progetto, nella sua prima edizione francese, si realizzò soltanto nel 1995, all’interno dell’Association Freudienne sotto la guida di Roland Chemama. Dopo questa prima, il dizionario conobbe altre due edizioni per realizzare le quali nel frattempo si era affiancato nella cura Bernard Vandermesch.
La terza edizione, quasi raddoppiata, è il risultato del lavoro d’equipe di un gruppo di psicanalisti che si è accresciuto nel tempo – sono quasi sessanta ingaggiati nella stesura – e ad ognuno dei quali sono state affidate una o più voci in ragione delle loro particolari competenze. Il risultato è una voluta non uniformità, voci che costruiscono percorsi né chiusi né oggettivanti, costruzioni di tracciati di cui solo il singolo autore è responsabile. Come deve essere per una disciplina, la psicanalisi, che fa della flessibilità, del suo continuo farsi e dell’incompiutezza la sua specificità, senza nulla togliere né al rigore dell’impianto teorico, né alla leggibilità.
Un dizionario, dunque, deliberatamente plurale sia nei modi della scrittura che nel criterio di stesura dei lemmi e che preserva la vivacità del discorso psicanalitico dall’imbalsamazione del discorso universitario. Fatti salvi alcuni vincoli, come l’esplorazione preliminare delle voci nell’opera di Freud, quando si tratta di concetti freudiani, e in quella di altri autori classici prima di passare all’elaborazione di Lacan, come l’osservanza di criteri di uniformità editoriale. La novità dell’opera consiste anche nella proposta di lemmi inusuali che non sono solo concetti ma che hanno valore di significanti, "operano cioè su diversi registri, che assumono un senso diverso in funzione della loro storia, del loro contesto, dei campi semantici dai quali provengono, ma anche di analogie e derivazioni rispetto a ciò che costituisce il loro versante fonetico", avvertono i curatori nella premessa. Accanto a questi nuovi significanti troviamo voci che riguardano le scritture logiche, algebriche, topologiche, come è il caso di "matema", "notazione algebrica", "logica modale", "schema L", "cross-cap", ma anche lemmi propri della tradizione psichiatrica come "sindrome di Cotard", "automatismo mentale", "sindrome di Fregoli", che Lacan ha integrato nella sua dottrina. E poi ci sono le grandi invenzioni concettuali di Lacan, "oggetto a" oppure "Altro" o "RSI" (reale, simbolico, immaginario). Alcuni lemmi più di altri testimoniano del transfert di Lacan su Freud, valga per tutti la voce "desiderio", il "Wunsch" freudiano, la cui stesura, affidata a Cathelineau, psicanalista e filosofo di formazione, risulta particolarmente difficile da condensare in un lemma perché Lacan non solo ha dedicato a Le désir et son interprétation un intero anno di seminario, ma ha ripreso più volte il concetto lungo il corso del suo insegnamento, in particolare l’anno successivo (Le transfert, 1959-’60), per articolarlo con l’amore e col transfert. Qui come altrove il sapere della psicanalisi, e dello psicanalista che ne scrive, non ha pretese esaustive ma fa comunque il punto sullo stato dell’arte. Il lettore potrà, dunque, servirsi dell’opera come bussola di ricerca, come mappa di percorso nel campo della clinica e della formalizzazione a partire dal punto in cui lui stesso pone le sue questioni.
L’edizione italiana del Dizionario di Psicanalisi, fortemente voluta da Muriel Drazien, che ha scritto la premessa all’edizione italiana, e curata dal Laboratorio Freudiano e Carlo Albarello insieme ad un affiatato gruppo di traduttori, è costata due anni di lavoro di traduzione, revisione e adattamento dei lemmi alla nostra lingua. È augurabile che questo sforzo, insieme al rischio che si assume licenziando un’opera del genere, sia compensato da un risultato; e il più augurabile dei risultati è che questo Dizionario sia accolto dai suoi lettori come un’introduzione rigorosa ma al tempo stesso accessibile all’insegnamento di Lacan, un insegnamento che rifugge dal sapere predigerito e che esige di essere continuamente interrogato e rilanciato per saperne "ancora".