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IL LAVORO IN CARTEL

Intervento di JP Hiltenbrand durante la giornata di lavoro sul Seminario "L'angoscia" (J. Lacan, 1962/63)  A.L.I. RhoneAlpes, 19 febbraio 2011

Non concluderò la giornata di lavoro, perché non era previsto. Mi spiace semplicemente che Maryvonne, che ha fornito tutti gli elementi della questione1, non abbia spinto un po’ più in là i suoi intenti. Perché lei ha praticamente tutti gli elementi per trovare la risposta. Il capitolo sulle donne resta dunque aperto. Cosa che vi offrirà altre occasioni. Credo sarete d’accordo con me nel considerare che queste giornate sono assolutamente interessanti ed essenziali perché ci danno la possibilità di poter cambiare. Era l’obiettivo, e credo che sia stato raggiunto abbastanza bene.

Avevo proposto a Karine di parlare un po’ del metodo di lavoro, perché risulta evidente che non siamo semplici lettori ma che abbiamo anche il dovere, l’obbligo verso noi stessi, di fare un certo tipo di lettura, in particolare letture che non siano solitarie. Ragione per cui vi parlerò del cartel. Il cartel è il riunirsi di alcuni che decidono di darsi un obiettivo di lavoro per un tempo determinato o indeterminato. L’idea viene da Lacan. Beninteso, la data di introduzione di questo dispositivo è estremamente importante, il 1971, anno in cui egli redige l’atto di fondazione dell’École Freudienne de Paris.

Perché questa data è così importante? Perché è una virata nell’evoluzione del suo insegnamento. Il 1971 è il momento del Seminario sui quattro discorsi: Il rovescio della psicanalisi, e la sintesi della proposta di funzionamento dei cartels si colloca temporalmente un po’ prima del Seminario RSI, cioè prima dei suoi progressi sul nodo borromeo. Dico questo per darvi un’idea dello spirito con cui Lacan ha concepito la problematica del cartel. Perché, ed é veramente importante, vi accorgerete che non si tratta semplicemente di un gruppetto di lavoro dove si dice: “Forza, dobbiamo sgobbare!”.. No, non si tratta affatto di questo.

Il cartel si definisce per una elaborazione sostenuta da un piccolo gruppo che riunisce un certo numero di persone, da tre a cinque più una. Questa piccola organizzazione ha come primo scopo quello di essere limitata, il secondo scopo è secondo Lacan, l’ingaggiarsi nei modi più propizi per mantenere la prassi (praxis) nella sua originalità. Vedete già che nel ’71 si trattava di specificare un po’ le cose dal lato dell’analisi, che non fosse non importa cosa. Il terzo punto, da lui definito, è la critica assidua dei compromessi e delle deviazioni che affossano il progresso dell’analisi. L’accento è posto sul fatto che deve essere organizzato in modo del tutto volontario, per il fatto che non è solamente la lettura di un testo ma che si tratta anche di elevare un testo ad una dimensione tale che permetta di liberarne le vie più propizie in uno spirito di critica assidua. Questo non significa che si deve distruggere tutto, ma nemmeno che si accetta tutto ad occhi chiusi. L’accento di questa organizzazione - ed è talmente importante che lo scriverò alla lavagna - è questo: un numero definito N + 1 . Questo più uno lo metto sotto forma interrogativa. Vedremo come la cosa vada interrogata.

Questo più una o più uno non costituisce affatto un luogo di maestria o di leadership, non designa il significante Maestro S1. In effetti su questo tema c’è stato uno scambio con Lacan nella Scuola (ci sono 40 pagine assolutamente straordinarie), dove tutti hanno detto: “Ah sì! E’ proprio bizzarra questa storia dei cartels, perché non c’è un capo..”.. Era il punto importante che avevano colto, malgrado purtroppo non fosse quella la questione. Al contrario è la seguente: quando in un grande gruppo - come d’altronde è il nostro - ci si mette a parlare al di fuori degli ambiti lavorativi - lo sappiamo molto bene perché lo sentiamo regolarmente - il gruppo diventa oscenità. E questo non perché gli individui che compongono questo gruppo siano necessariamente individui osceni, ma é la funzione del gruppo che produce delle oscenità. D’altronde, se rileggete Psicologia delle masse di Freud non va molto meglio: si può comprendere che la proprietà delle masse porta a quello e che evolve anche verso ciò che Lacan chiamava le oscenità.

Il cartel è composto da tre a cinque membri, più uno, ecco la forma auspicabile. Lacan non ha dettato la forma auspicata e definitiva, ha detto che è la forma auspicabile. Perché? Perché ci sono quattro poli. Li si dimentica sempre proprio perché sono così evidenti, quindi bisogna ricordarli: per prima cosa c’è l’analisi, il divano. Secondo, il controllo individuale. Terzo la funzione del cartel e, quarto, il rapporto con l’Associazione. Queste quattro relazioni o situazioni fanno sì che noi siamo ciò che siamo, cioè che ciò che ci definisce sono quattro poli dove esiste del lavoro in comune. Certamente c’è del lavoro anche in posizione singola, ma l’importante è che il cartel sia in posizione di taglio, addirittura di rottura - per non usare un termine eccessivo - taglio o rottura col grande gruppo, con l’Associazione, con la scuola dell’epoca. Perché? Ebbene, se vogliamo che nel cartel qualcosa diventi atto nel senso analitico del termine, bisogna che questo atto si realizzi in seno al cartel e non nel gruppo, poiché ad ogni modo nel gruppo non è possibile. La specificità di un gruppo è che nessun atto possa compiersi.

C’è lì da parte di Lacan una volontà assolutamente determinata : che lo scopo del cartel sia un atto, un atto analitico certo, una produzione forse, ma non necessariamente, l’obiettivo non è di produrre della carta. Inoltre aveva evocato una cosa caduta del tutto in disuso e che non si è, credo, mai realizzata, salvo in una associazione successiva allo scioglimento della Scuola Freudiana: che la finalità del cartel sia una modalità d’ingresso nell’Associazione o nella scuola di quel periodo. Lacan auspicava che l’ingresso o l’adesione alla grande famiglia, alla Scuola, non si facesse più a titolo individuale ma passasse dalla modalità del cartel. Doveva essere un cartel ad entrare nell’Associazione, e non già degli individui. Ecco. Ciò che aveva detto non era un ordine, ma un augurio che lui esprimeva. Il termine cartel d’altronde viene dalla parola latina cardo che vuole dire cardine, è ciò che permette di aprire una porta e di chiuderla. Non è un fesso! E’ un cardine! (risa – Hiltenbrand suscita l’ilarità della platea giocando sull’omofonia con-fesso e gond-cardine..)2 Lo scopo del cartel è di produrre un progresso reale riguardo agli effetti dell’analisi.

In effetti, non possiamo credere che una cura su un divano, anche se lunga, sia sufficiente per produrre un analista. E’ evidente. Si immaginava, prima di Lacan, che ci fosse una parte pratica e poi una parte teorica, come a volte sento dire: ci sarebbe la parte pratica che sarebbe l’analisi terapeutica personale, e un’analisi didattica in seguito, ecc.. No, la cosa è che le sedute, la cura, apportano un’esperienza ma dopo, rispetto al modo di trasmettere il sapere che questo implica, come facciamo? Non si deve fare come nel discorso universitario, bisogna trovare altre modalità di funzionamento della trasmissione. Il cartel ha il vantaggio di essere un luogo dove non solo si studia, ma anche un luogo che si raggiunge in quanto vi si manifesta un desiderio, quello di entrare nel sapere specifico del discorso analitico. Credo che questa cosa sia molto importante. E poi potrebbe essere un luogo dove saranno evitate le posizioni identificatrici che, noi lo sappiamo, sono forme di resistenza sia all’analisi che al nostro spirito critico stimolato dalla lettura del testo o dallo studio delle formalizzazioni.

Cosa vuol dire questo più uno, questo numero X+1? Evidentemente la prima cosa venuta in mente agli allievi di Lacan, che non erano più avanti di noi, che poi non siamo molto lontani dal maggio ’68, é che hanno subito immaginato che sarebbe stato un gruppo con un Fuhrer o un Duce che avrebbe organizzato, che avrebbe permesso di precipitare le identificazioni. Un tale dibattito, che si è tenuto nel ’75, è assolutamente notevole! Lacan teneva già un insegnamento da quasi vent’anni, lui forma così, pone la nozione di cartel e la prima cosa che dicono i suoi allievi è: “Ah sì, va bene, perché questo ci evita l’immaginario della leadership”. In altre parole, questo commento non la limita affatto, la rimuove, è tutto. Più interessante è che nel momento in cui Lacan ha espresso questa nozione di cartel, era attorno alla formalizzazione dei quattro discorsi. Ci sono quattro discorsi, cioè tre più uno. Già si vedeva delinearsi un pò il modello: i tre discorsi tradizionali che sono quello del Padrone, quello Universitario, quello dell’Isterica e l’ultimo per data, il discorso Analitico. Nel discorso stesso ci sono quattro posti, anche lì tre più uno. Egli tenta di regolare la propria attenzione su questa formulazione, e la nostra allo stesso tempo: quindi cos’è questo più uno? Qual è la sua significazione? Interrogativo assolutamente essenziale. Perché il cartel non è tre compagni più una o tre compagne più uno, non è una maniera comoda e agevole di tagliare la torta in quattro, ecc.., perché è sempre molto complicato tagliare la torta in tre, questo semplificherebbe le operazioni. Non è affatto questo. Molto semplicemente Lacan rielabora questa nozione che aveva annunciato nell’atto di fondazione, modella la funzione del cartel sulla nozione che sta per sviluppare, cioè una struttura secondo il nodo borromeo.

Il nodo borromeo, vale a dire il nodo a tre innanzitutto, ecco. Tre che si presentano in un modo immaginario, tre cerchi che sono annodati in un certo modo. E’ una figurazione immaginaria, insiste su questo nel suo seminario, non sulla sua definizione di cartel: la messa in piano è un mettere nell’immaginazione dove tuttavia è un Reale che lo tiene. Io credo che questa formulazione riassuma abbastanza bene ciò che può essere inteso in questa nozione di cartel. Detto altrimenti, si può regolare il suo dispositivo per riunire qualche persona insieme, lasciare giocare il gioco immaginario e tuttavia il fatto che ci sia una cifra, un numero più esattamente, un numero che sia definito, costituisce in qualche modo un Reale. Ciò che si sviluppa lì è uguale a ciò che accade nel nodo borromeo. Supponete un nodo borromeo, ci sono tre corde il cui carattere è strettamente equivalente, ma se voi ne tagliate una le altre due se la squagliano. Questo vuol dire che a quella che tagliate date un valore differente rispetto alle altre due che restano chiuse. Detto altrimenti, c’è lì un piccolo enigma. Se noi facciamo un nodo a quattro, ad esempio con il sintomo, è la stessa cosa. Se noi rompiamo la corda del sintomo, per esempio, ci saranno tre cerchi non più solidali, più uno che è la corda del sintomo. Dunque questo uno, se volete, è annodato nel numero ma allo stesso tempo ha un valore particolare, momentaneo, nel momento in cui si fa il taglio, ecco. Vedete, è un po’ in questo spirito che Lacan aveva anticipato sulla sua formula X + 1.

Lacan ha suggerito diverse interpretazioni di questa funzione del + 1. Può essere quando ce n’è uno che si assenta dal cartel, ciò può liberare il cartel, ciò può anche farlo finire molto semplicemente. Il fatto che qualcuno non abbia più voglia di lavorare in un cartel può effettivamente arrestare il cartel perché improvvisamente nessuno ne ha più voglia, senza che a colui che lascia possa essere per forza attribuita una qualunque responsabilità. Può essercene qualcuno completamente cancellato e questo si è visto in alcuni cartel. Ne ho conosciuto uno che è stato sciolto in un modo veramente improvviso a causa dell’abbandono di qualcuno, abbandono che non ci si aspettava.

Ma si può anche organizzare il cartel e adattarlo sul Reale del non rapporto; non si è obbligati a restare sulla nozione di un Reale puro come la corda del nodo borromeo. Si può organizzare molto bene un cartel su questo Reale o anche sul soggetto dell’inconscio, cioè definire il più uno che voi porrete in campo nelle vostre riunioni, il più uno, come il soggetto dell’inconscio, semplicemente. Esiste di conseguenza qualche cosa che al contempo è all’interno del lavoro, del gruppo, di questo raggruppamento e allo stesso tempo questo qualcosa si trova in un luogo Altro che non è necessariamente presentificabile dalla figurazione dei membri del gruppo stesso.

Non bisogna dimenticare che ben prima dell’elaborazione del nodo borromeo esisteva nella tecnica dell’analisi una referenza, per molto tempo - perché il primo testo di Lacan su RSI è del 1953 – quindi a partire dall’inizio, a una dimensione del tre. Da quel momento si è perfettamente autorizzati a organizzare il cartel a partire dal fatto che l’analisi effettivamente si riferisce sempre a del tre, vale a dire a R, S, I, cioè anche a tre buchi, è questo l’importante. Vedremo tra poco, questi tre buchi sono la ragione del sintomo. Se non ci fosse questo buco, dice da qualche parte Lacan, non si vede che cosa ci sarebbe da fare in quanto analista. Detto altrimenti questa trinità è fondatrice del nostro atto, e quindi non c’è ragione che non sia fondatrice momentaneamente del cartel.

E’ buffo che abbiate evocato questo problema della nominazione questa mattina e questo pomeriggio perché proprio questo più uno è possibile anche costituirlo in quanto nominato, non necessariamente nell’astrazione della cifra o del numero, ma come nominato, vale a dire Freud, Lacan, Melman, etc., chiunque volete, chiunque della psicanalisi. Dunque questo più uno: potete avere per esempio qualcuno tra noi che legge molto e utilizza piuttosto delle formulazioni di Ferenczi, di Mélanie Klein, che infastidisce il cartel con le sue cose, o anche un cartel che vuol fare del Freudo-Lacan puro e che è infastidito da questo tipo che parla di Ferenczi ad ogni piè sospinto … Bene, anche questo fa parte del lavoro, del lavoro critico e di riflessione.

La questione del buco, che è sempre permanente, può esprimersi o per il fatto che questo buco sia situato come Altro, o come rapporto di ciascuno in questa esperienza di cartel al buco e a questo Altro. Si può anche immaginare che questo tre, come oggi, possa essere Inibizione, sintomo e angoscia, nella qual cosa non siamo né forti né asintomatici.

Potete pensare anche al più uno dell’amore di transfert e anche dell’odio – può essere che alcuni vorrebbero mettere un meno uno dell’odio, questo non ha importanza – e ugualmente il grande buco, quello che Freud ha fondato e ha nominato: l’Urverdrängung, la rimozione originaria. E’ lui, il buco, là dove Freud ha situato l’inconscio: l’ha situato e poi l’ha nominato. A partire dal momento in cui Freud ha nominato questo buco, ebbene, questo ha cambiato la faccia del mondo, almeno quella della cultura occidentale. Ecco qualcosa di veramente importante: accorgersi che il giorno in cui ciò è stato nominato, tutta la nostra civiltà ne è stata cambiata.

E’ necessario anche definire un po’- lo faccio rapidamente - quali sono questi tre termini di questo R, S e I più uno che compongono il nostro dispositivo di cartel. Il Simbolico, non è complicato da definire: è qualche cosa che fa buco, come è stato ricordato questa mattina, il libro che manca nella biblioteca, ciò che manca è facile da riconoscere. L’Immaginario è già più complesso, perché esso si rapporta automaticamente al corpo con i suoi buchi. Poi là dentro – tra questi due – tra il Simbolico e l’Immaginario, ci sono le incidenze del linguaggio legate ai diversi buchi del corpo e di ciò che bisogna aggiungere delle pulsioni con in più la dimensione del senso. Le pulsioni, è ancora una categoria che si può dire a parte. C’è questo Immaginario, questo Simbolico, il linguaggio, i buchi, il mondo delle pulsioni e voi coronate tutta questa accozzaglia con il non rapporto. Evidentemente, il Simbolico è ciò che Freud si aspettava – è ciò che parte dall’Urverdrängung della rimozione originaria – il simbolico in seguito al quale si formano, si formalizzano tutte le altre rimozioni e che fanno tenere il tutto insieme. Ciò che è straordinario è che noi teniamo, noi possiamo tenere insieme solo per un … Melman dice spesso che ogni istituzione è fondata su un buco, su un Reale … Ebbene, anche tra la gente, tra le persone, tra gli individui, tra i soggetti: è l’Urverdrängung che tiene i soggetti insieme, che fa tenere il tutto: i soggetti, l’Immaginario, il Simbolico e il Reale. Ragione per cui – come diceva Lacan – l’amore non si fa tra un uomo e una donna, non è ciò che voi pensate, ma sempre con la Cosa, Das Ding, introdotta da Freud. Ancor prima che avesse cominciato a scrivere la Traumdeutung, aveva già usato Das Ding nel suo scritto de l’Entwurf. E’ ugualmente degno di nota! Se vogliano cercare un atto di fondazione della psicanalisi, eccolo! Questo per il Simbolico. All’Immaginario in quanto corpo il godimento fallico fornisce una consistenza, ma che si associa al concetto di più o di meno: + j (+ di godimento) o – j (- di godimento). Certo, ciò che permette al fallo di essere segnato non solo dalla sua significazione simbolica, ma anche dalla sua significazione immaginaria, meno j che è la forma immaginaria di questa formalizzazione, e poi il Reale che non ha senso, ma dove c’è il sintomo che gliene dona uno. Ecco la ragione per la quale al sintomo ci si crede con testardaggine, osserva Lacan.

I modi e i referenti della costituzione di un cartel possono essere estremamente vari nella loro diversità, l’essenziale è che abbiano luogo in un’Associazione.

Ne accenno molto rapidamente perché sarebbe necessario prolungare questa serata: questo più uno al di fuori dell’intento specifico di ogni cartel, poiché ogni cartel si dà un soggetto, ebbene, io concluderei nel modo seguente: questo più uno è qualche cosa da prendere in modo serio poiché deve essere considerato nella sua più grande equivocità strutturale. Può essere l’Altro inconscio, come ho già detto, può essere il sintomo, può essere la quarta corda del nodo borromeo che è il sintomo, può essere il Simbolico. Il Simbolico o il sintomo capiamo che sono più o meno equivalenti e poi l’altro referente che è il più uno maestoso, il fallo. Dunque tutto questo è là, direi che fa segno nel posto dell’uno in questa formula X + 1 ed è autorizzato a fare segno nella struttura stessa del cartel. Questo non vuol dire che bisogna produrre un testo fallico, no, … . Ciò vuol dire che prendete in conto questi indici: l’Altro inconscio, il soggetto inconscio, il sintomo, il fallo, etc., sono tutti referenti da lavorare, non da estrapolare come tali. Sono dei referenti da lavorare come d’altronde è stato fatto così bene oggi.

Ma soprattutto - lo sottolineo - la nostra esperienza di trasmissione della psicanalisi è già da un po’ che gira intorno a questi angoli, a questi punti cruciali del nostro confronto col Reale e con la sua verità con le nostre difficoltà o con gli scacchi - alla fine - del desiderio, come cerco di sostenere nel mio seminario da qualche anno. L’esperienza di trasmissione di questo Reale o di un Reale così come si costituisce nel cartel, non può che realizzarsi attraverso l’esperienza di una traversata individuale di questo Reale in un insieme collettivo, non in analisi. Non si deve spingere qualcuno in analisi fino a che egli abbia attraversato il Reale, è estremamente pericoloso. Bisogna riconoscerlo e poi guardarlo da lontano, si possono fare molte cose ma non si deve domandare questo attraversamento del Reale. Mentre in un collettivo come il cartel questo attraversamento può avvenire grazie ad un attraversamento delle beanze di ciascuno, alle quali il cartel strutturato correttamente è supposto condurre, condurre a liberare in ogni punto il Reale della nostra esperienza. Altrimenti gli allievi e i membri di un gruppo analitico non saranno che i detentori di un sapere chiuso. Non ci sono altri modi. E credo che se Lacan ha creato questa nozione, questa dinamica del cartel, è proprio per evitare ciò che è inevitabile in un gruppo, cioè la costituzione di un sapere chiuso, e allora inutile. Di ciò, se ne è reso perfettamente conto negli anni 1971 - 1975 tentando di creare questa idea, questo concetto di cartel.

Dopo queste precisazioni non dirò di più, a noi decidere come vogliamo funzionare, come decidiamo di funzionare e secondo quali referenti. La garanzia è che questo gruppo, questo cartel ha proprio questa specificità del nodo borromeo, il quale (nodo borromeo) è dunque non una concettualizzazione, ma la nostra tecnica analitica; dunque può essere anche la nostra esperienza di lavoro, è questo ciò che è prezioso. Può l’analisi proseguire in un gruppo ridotto di lavoro? Ciò rimpiazza quello che Freud aveva immaginato e che aveva chiamato Durcharbeitung, quello che è stato tradotto in francese, perché non c’è l’equivalente in lingua francese, con translaboration (rielaborazione)? Ecco, rimaniamo su questa domanda aperta.

 

[1] Maryvonne Febvin: La femme analyste, le transfert, et le désir de l’analyste.

[2] Dal latino Cardo: cardine, perno, tenone o mortasa; in senso figurato: punto sul quale tutto ruota, punto capitale: “ tanto cardine rerum”, Virgilio: dove si trova il perno di ogni cosa. Tuttavia, questa etimologia sembra incerta per ciò che riguarda il termine francese “cartel” che fa riferimento a chardon (cardo), al suo fiore, che serviva a filare la lana o il lino, a separare i fili, da cui il verbo “cardare”.