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L’ARAGOSTA E IL DESIDERIO

19.11.2015

Da poche settimane è nelle sale The lobster, L’aragosta, del regista greco Lanthimos. All’incrocio tra la fantascienza e il fantastico, l’horror e il grottesco, il film è difficile da sintetizzare, si presta a più livelli di lettura, ha suscitato reazioni controverse. Il titolo risulta incomprensibile senza conoscere la trama, che non manca di genialità, e che sintetizzo : il protagonista, l’attore Colin Farrel, tornato ” solo ” perchè la moglie l’ha lasciato, è obbligato ad andare in un hotel dove, come tutti gli altri ospiti, ha quarantacinque giorni di tempo per trovare una donna con cui fare coppia, altrimenti sarà trasformato in un animale di sua scelta: un’ aragosta, in questo caso, a causa della sua longevità e fertilità e perché vive in mare, un elemento che il protagonista ama. Quando il tempo sta per scadere, dopo un goffo tentativo di accasarsi con la persona sbagliata, egli riesce a fuggire nel bosco dove vivono i ribelli, come lui scappati dall’hotel. Qui, ancora più feroce, vige l’obbligo di restare single e per i trasgressori sono previste punizioni e torture che realizzano i più temuti fantasmi sado-masochisti. Questi due mondi paralleli, in cui vige in un caso l’obbligo della coppia ad ogni costo e nell’altro il divieto assoluto di formarne una, sono governati dalla stessa logica : la repressione brutale dell’attrazione spontanea fra i sessi. Probabilmente il regista ha pensato a una forma di satira sociale messa in scena attraverso un racconto ironico e surreale; ha voluto stigmatizzare una società verso la quale saremmo proiettati, che impone i suoi codici anche all’amore, che funziona solo grazie alla prevedibilità di un modello di coppia oppure, al contrario, obbliga a restare soli. Il film vuole essere una metafora del nostro presente o del nostro futuro prossimo, una satira surreale e tragicomica del rischio che corriamo quando vogliamo abolire il caso, l’imprevedibilità, l’irrazionalità che ci rende umani, il misterioso trasporto che ci fa innamorare senza una ragione, come alla fine avviene nel film.

Il mondo dell’hotel e quello del bosco, invece, sono guidati dalla logica del controllo, della padronanza, della sorveglianza, della prevedibilità. Single o in coppia, l’individualità deve essere comunque repressa e le differenze cancellate, i sessi devono solo formalmente essere due, e la sessualità è ridotta a masturbazione.

In sintesi, è vietato il desiderio sessuale con tutte le sue valenze e la sua potenza scardinante e sovversiva: questo è il filo di lettura che suggerisco anche se, nel film, il regista non ne tiene saldamente il capo e sovrappone livelli diversi che distraggono lo spettatore. Ad esempio, a capo della repressione mette due donne, entrambe rigide e intransigenti nel fare rispettare le regole; donne aguzzine che rendono possibile la barbarie, figure paradossali e grottesche che attingono al fantasma sadico della donna con stivali e frustino.

Se intendiamo il film sostanzialmente come metafora di un mondo robotizzato in cui la vita, vale a dire il desiderio sessuato e sessuale, è mortificata, ne diamo una lettura politica. Una lettura politica significa al tempo stesso una lettura dei meccanismi inconsci che danno forma al mondo. Tra l’inconscio e il politico c’è una corrispondenza che ha fatto dire a Lacan: L’inconscio è il politico. Entrambi sono manipolabili: non si può governare, ad esempio, senza manipolare per ottenere il consenso. Così, anche se nel film funzionano divieti rigidi, solo sollecitando l’acquiescenza, la sottomissione, il masochismo inconscio di ognuno, è possibile la dittatura.

Ecco perché oggi il desiderio può essere abolito senza ricorrere a coercizioni particolari, basta solo indurre sottomissione e dipendenze diverse: dai media, dal gioco, dall’alcool, dai prodotti tossici, dal consumo di oggetti. Queste dipendenze ci rendono consenzienti e sottomessi come gli ospiti dell’hotel e i ribelli nel bosco, immersi in un masochismo silenzioso e acquiescente. Rinuncia al desiderio e masochismo sono sinergici perché, se non si rinuncia, il desiderio spariglia le carte, rompe le regole e produce del nuovo. Così succede al protagonista, mite antieroe che fugge da entrambe le dittature, quella delle confortevoli stanze dell’hotel, e quella dei bivacchi nella foresta. A un prezzo: deve accecarsi. In fondo l’accecamento è il prezzo che paga anche Edipo e Lanthimos è figlio della stessa terra, la Grecia. Solo che in questo caso la chiave di lettura non è tragica, solo grottesca; ma il grottesco non è forse la forma che spesso assume oggi la tragedia ?

Marisa Fiumanò