IL FEMMINILE TRA LE PIEGHE DELL’ISTERIA e antideclinisti

Marisa Fiumanò

Napoli, Istituto per gli studi filosofici, 21 febbraio 2020

Le donne hanno iniziato Freud alla psicoanalisi: Anna, Emmy, Lucy, Elisabeth, Katarina, le sue prime pazienti, sono giovani donne che incontrano il desiderio di un uomo, ne sono turbate, ma non sanno accoglierlo. Sono donne moderne, simili a quelle che riceviamo oggi. Oggi come ieri, malgrado i sintomi e senza saperlo, incarnano l’alterità del femminile.

Partirò dal commento del quarto e ultimo capitolo degli Studi sull’isteria che comincia con un confronto con il primo capitolo dello stesso testo.

Freud confronta la Comunicazione preliminare. Sul meccanismo psichico dei fenomeni isterici degli Studi sull’isteria – scritto a quattro mani con Breuer e già pubblicato come lavoro a sé stante nel 1893 ­– con il cap. IV degli Studi sull’isteria che è intitolato «Per la psicoterapia dell’isteria» ed è scritto interamente da lui.

L’intero volume viene pubblicato, in una prima edizione, nel 1895; una seconda edizione, uguale alla prima, fu pubblicata nel 1908.

Freud decide di lasciare il testo invariato rispetto agli avanzamenti della sua teoria primo perché sarebbe stato complicato interpolarlo e poi perché considera sostanzialmente giuste le tesi che vi ha esposto, gli appaiono solo un po’ più approssimative rispetto a quelle maturate nel 1908 ma testimoniano di un cammino compiuto e del passaggio dalla cosiddetta “tecnica catartica” alla psicoanalisi. Il lettore, dice Freud, potrà così ripercorrere il cammino che lui stesso ha fatto.

 

Anche se il testo di apertura, la Comunicazione preliminare, è firmato da Breuer e l’intero libro è firmato da entrambi, questo non significa che Freud concordasse in tutto con Breuer, anzi era irritato con lui per come si era comportato nel caso di Berta Pappenheim, conosciuta come Anna O.

Musatti, nell’introduzione, dice che Breuer non aveva saputo “padroneggiare il transfert” e che questo era ciò che Freud gli rimproverava. L’erotizzazione del transfert e il passaggio all’atto da parte dell’analista sono questioni serie, che lascerò aperte perché ancora oggi serie lo sono.

In ogni caso il transfert non può che essere erotizzato: non si può curare qualcuno che per motivi diversi ci disgusta, come dirà proprio Freud in questa sezione del libro. Anche Lacan farà notare che Breuer aveva in qualche modo rinnegato il proprio desiderio in omaggio alla morale borghese e che il risultato era stato il concepimento infelice di una figlia che farà una fine infelice. Freud e Lacan concordano: col desiderio non si scherza!

 

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Marisa Fiumanò, psicoanalista e saggista, dirige la Scuola di Specializzazione per psicoterapeuti Laboratorio Freudiano-Milano. È fondatrice dell’ALI-Milano e membro AMA dell’ALI (Association Lacanienne Internationale). Fa parte del Consiglio Culturale della Casa della Cultura di Milano sul cui sito tiene un blog: “L’inconscio è il sociale”. Collabora a riviste specializzate italiane e straniere. Ha pubblicato fra l’altro: Un sentimento che non inganna. Sguardo e angoscia in psicoanalisi (1991), A ognuna il suo bambino (2000), L’inconscio è il sociale. Desiderio e godimento nella contemporaneità (2010, 2016).